A sera venne il vento dall'Africa. Girò a lungo, bussò alle porte, recava voci di uomini, donne e bambini. Le aveva raccolte in mare.

Cosa dicevano?

 C'era stato un naufragio. Il barcone si era rovesciato all'improvviso scaricando in mare decine e decine di persone. Selim, un bambino, sentì allora che il peso del corpo lo trascinava verso il fondo del mare, ma voleva che almeno una parte di sé rimanesse di sopra e continuasse a vivere. Il vecchio Kouma non aveva detto, una volta, che in ognuno c'è qualcosa che non muore e che continua per sempre?

Sopra le acque non c'era che l'aria. Cosa avrebbe mai potuto affidarle che non precipitasse di nuovo nel mare come un uccello colpito da un sasso di fionda?

La voce! Certo, la voce. La scagliò verso il cielo con tutta la forza che gli restava. Fu allora che passò il Vento e la prese con sé, d'infilata, strappandola all'infinito del mare, insieme a quelle di uomini e donne che lottando contro le onde chiedevano aiuto.

Giunto sulla terraferma, però, non sapeva a chi lasciarle. Perché era notte, e gli umani a quell'ora sembravano scomparsi. Chiese dove fossero. Alle stelle lucenti di ghiaccio, agli ulivi dalle chiome leggere, alla montagna con il vestito di seta della neve.

 

 

-Forse dormono, risposero.

 

 

Il Vento si tenne in grembo le voci non so per quanto tempo. Finché, ecco, vide una porta aperta! Vi si infilò senza pensarci un istante e si ritrovò...dentro un sogno. Era quello di Christian, un bambino che proprio in quel momento vi vedeva una sagoma tutta di luce, piccola quanto lui, camminare un palmo al di sopra delle acque del mare!

Parlava, la sagoma, ma Christian non udiva nulla. Allora, lesto, il Vento depositò la voce di Selim dentro il sogno. Ora sì che si capiva tutto:

 

 

-Ti lascio la mia voce, Christian. Mi raccomando, trattala bene!, diceva la sagoma.

 

 

-E tu come farai?

 

 

-A me non serve più, ora ne ho una tutta di luce...Vieni, ti faccio volare un po'. Ah, dimenticavo: io mi chiamo Selim.

 

 

E si alzarono, i bambini, in un volo di sole.

Passò tutto il tempo che non so. Poi Selim scomparve e Christian, allora, cominciò a sognare un altro sogno...mentre il Vento ne approfittava per tornare fuori, con tutto il fardello delle altre voci da affidare a qualcuno.

 

 

All'alba del giorno dopo, sulla terraferma non soffiava più nulla. L'aria era calma, nemmeno spirava la signorina brezza che certe volte rinfresca il mattino. Dov'era dileguato tutto quel vento che aveva picchiato a porte e finestre per l'intera notte?

 

 

-Era sfinito, raccontarono commosse le piccole luci sui colli lontani, era sfinito quando andò via.

 

 

E le voci che a qualcuno era parso di udire? Che le avesse restituite al mare? Del resto, è da lì che viene, sempre, il Vento dell'Africa.

Può darsi. Ma una, di sicuro, no. Perché quando al mattino Christian si alzò, si ritrovò dentro...una voce in più! E ne fu contento, accipicchia: a lui piaceva giocare al teatro, e quell'altra voce si accordava benissimo con la sua. Cambiava un po' per il colore, ed era questo che la faceva diversa, ma in fondo le somigliava parecchio.

 

 

Gli uomini, con quello che si portano dentro, alla fine di tutto appartengono allo stesso mondo. Checché ne dicano.

Per i bambini, poi, è dall'inizio così.

 

 

 

In memoria dei tre (e forse più) piccoli migranti affogati nel corso del naufragio avvenuto sabato scorso, 25 novembre 2017, nel Mediterraneo. Ed in memoria delle decine di adulti, morti con loro, i cui corpi sono stati in più casi dilaniati dagli squali.

 

 

 

 

  Sandro Cianci

(Da: S. Cianci, "L'olmo di Vito ed altre storie della Comunità", inedito)