UN'APPARIZIONE DEL ME-TI

 

 

 

Un vecchio, solo, in un roseto. L'unico sopravvissuto di Lidice, un villaggio vittima di una rappresaglia nazista: tutti gli uomini, uccisi; le donne ed i bambini deportati nel campo di Ravensbruck (quasi nessuno è tornato indietro); l'intero villaggio dato alle fiamme.

 

 

Ne ho scritto altre volte. Ma ora veniamo dall'aver letto in pubblico brani del magnifico poema che ne ha tratto Ritsos: "L'ultimo ed il primo di Lidice". Siamo stati invitati a farlo da due care amiche, una delle quali è tra le persone più interne al nostro cammino.

 

 

Una casa di campagna. Le due ospiti ci aspettano lì davanti. La loro casa natale. Gli altri presenti, nella gran parte, sono loro amiche ed amici. Vengono anche da Roma, da Milano. Alcuni ci conoscono già, agli altri hanno parlato di noi le nostre conoscenti e desiderano incontrarci.

 

 

Iniziamo il viaggio. Dentro, fuori.

Vienna, la Grecia, il Tago, Lisbona, l'Olanda, i vecchi cantieri navali di Venezia...In ogni luogo c'è tutto, ogni paese è il mondo. Come sempre nei viaggi del Me-ti. Così nel nostro vecchio scantinato, nel Centro Storico, in campagna, in treno, sulla riva del mare, in attesa di una barca..."Miracolo dopo miracolo, il mondo" (Ritsos).

 

 

Siamo nella cucina. Lidice. Ci sediamo. Cominciamo a leggere. L'inizio è duro, lo percepiscono anche gli oggetti. Il vecchio - al quale appartengono d'ora in poi tutte le parole tra virgolette - racconta le scene dell'orrore nazista. "Si sentivano solo dei piccoli frammenti di silenzio cadere in mezzo al tumulto".

 

 

Lucio interviene ogni tanto. Apre uno sportello sopra il lavandino. Ne tira fuori un piccolo vaso: è pieno di terra ma non ha un fiore. "Vi parlo delle cose perché non mi è possibile parlarvi dell'uomo". Ritsos non è facile. Ma è semplice e profondo.

 

 

Il vecchio ha resistito, solo, poi si è preso cura di un roseto. Da lui e da lì rinasce il nuovo Lidice. Ed il futuro, ed un'umanità nuova che ha superato l'odio: "Non c'è più una sola parola per ricusare la vita. (...) Occorre un lungo cammino per giungere a questa profonda gratitudine...".

 

 

La cosa più difficile: non l'odio, il suo superamento. Il vecchio ce l'ha fatta, per lui, per noi, per coloro che verranno: "...Occorre un lungo cammino per giungere a questa profonda gratitudine, l'importante è arrivarvi".

 

 

Lucio ha terminato. Ogni volta dà l'impressione di sviluppare discorsi "a parte" che non c'entrano nulla con il resto. Invece per tutto il tempo non ha fatto altro che rivelare il testo, con il proprio linguaggio, il più universale che io abbia mai incontrato.

Ora, aperto lo sportello, tira fuori di nuovo il vaso. Lo stesso di prima. Ma sono spuntati...un sacco di fiori! 

"(...) al di là delle catastrofi, c'è sempre qualcuno che sopravvive per testimoniare, insegnare, ristabilire l'unità della Storia - e soprattutto della vita", conclude Ritsos.

 

 

Siamo fuori, le nostre amiche hanno preparato un po' di cibo semplice e...vero. Le testimonianze dei nostri ospiti sono colme di gratitudine. Così il nostro cuore. -Per cambiare il mondo occorre anche la poesia, dico ad un amico operaio.

La butto lì, anche se a me sembra una delle lezioni più importanti del '900.

 

 

Tutto questo è avvenuto venerdì 18 Agosto 2017, in qualche luogo del mondo. Era l'ora dell'imbrunire.

 

 

 

                                       Sandro Cianci

 

 

 



 

 

 

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