In quasi 50 anni di cammino, molte persone, soprattutto giovani, hanno condiviso e costruito un tratto di strada con noi, con il Piccolo Teatro del Me-ti.

Credo che sia stata, per molte ragioni, un'esperienza impegnativa per chiunque. Ciascuno/a l'ha affrontata, com'è naturale, sulla base della propria diversità, della propria vocazione caratteriale e più generalmente umana, della propria storia. Al termine dell'esperienza - poiché tutte le esperienze terminano - proprio queste individuali peculiarità risaltavano nette e determinavano il segno che le singole persone lasciavano nel cammino del Me-ti.

Care Amiche, Cari Amici, sabato 4 novembre una di queste persone, Emilia Paolini, ha purtroppo concluso, molto precocemente, l'intero proprio viaggio terreno. Chi di voi già ci seguiva sul finire degli anni Novanta e nella prima parte del Duemila, la ricorderà certamente.

Il segno personale che Emilia ha lasciato nel cuore del Me-ti, arricchendone preziosamente il percorso ed il messaggio, è per noi tracciato da tre parole, per non elencare molte altre che pure andrebbero citate: generosità, umiltà, affetto.

Se si trattava di donare, Emilia non si tirava indietro. Se si trattava di accettare un compito qualsiasi, anche rinunciando completamente ad andare sulla scena, anche lavorando nelle zone "invisibili" del teatro, diventando dunque a sua volta "invisibile" al pubblico, Emilia era pronta. L'ha fatto, peraltro, senza mai manifestare delusione o, peggio, rancore. Lei che pure era ricca di capacità sceniche - e lo ha dimostrato - di risorse umane e culturali. Chi fa teatro sa quanto tutto questo sia prezioso in un gruppo o in una compagnia.

Quanto all'affetto, nessuna parola basterebbe. Perché nasconderlo? In quasi 50 anni di teatro per noi non è stato facile tenere il rapporto con le molte e diverse generazioni che si sono succedute. In quei decenni...s'è finito il mondo, ben al di là del teatro. I cambiamenti sono stati ad un tempo sconvolgenti e rapidissimi. Come avere, noi che apparteniamo alla diversissima ed ormai "lontana" generazione del Sessantotto, la duttilità, le capacità necessarie per far fronte, nel lavoro quotidiano ed in quello, difficilissimo, di gruppo, ai tanti mutamenti umani che ne conseguivano al livello delle singole persone?

Di fronte a questo compito si sono rivelati tutti i nostri limiti, e non sono pochi, tutte le nostre insufficienze. Ebbene Emilia ha tenacemente conservato nei nostri confronti, anche nei momenti di maggiore difficoltà, un affetto che non ha conosciuto risparmio. Anche quando i cammini si sono separati, anche durante le lunghe pause di anni nei quali non ci siamo incontrati, anche quando la sofferenza fisica le avrebbe dato ben altro a cui pensare. Ce lo ha ribadito, l'affetto, fino a pochi mesi fa.

So che del suo cammino con noi ha conservato gelosamente segni, oggetti, ricordi. Spero che l'esperienza con il Me-ti, non io che scrivo, l'abbia umanamente, almeno in parte, ripagata di ogni cosa di cui ha saputo farci dono scavalcando tutti i nostri limiti, miei soprattutto.

 

Grazie, Emilia. Che il nuovo viaggio ti sia lieve e pieno di luce.

 

Un abbraccio silenzioso, profondamente solidale, a tutti i tuoi cari. Un bacio ai tuoi bambini dalla parte più piena di colori del nostro cuore.

 

 

                                         Sandro Cianci ed il Piccolo Teatro del Me-ti