EPPURE

 

 

 

 

 

 

 

La storia ritorna. Su questo, da tempo, non più alcun dubbio. Cambiano le forme, ma la sostanza, il cuore profondo si ripetono.

 

 

Oggi mi chiedo se la violenza diffusa nel mondo - da quella del sistema economico vigente che, come ha detto qualcuno molto più autorevole di me, "uccide le persone", alle torture fisiche, alle devastazioni climatiche, alle guerre, alle violenze singole o planetarie, alle imponenti "armi" di distruzione di massa, ecc. - non sia spesso di gran lunga superiore a quella di Auschwitz, che pure era parsa massima, estrema, non più ripetibile.

 

 

L'assoluta mancanza di senso, la totale negazione dell'uomo, l'anima più autentica e profonda di Auschwitz, conoscono nuove, folgoranti incarnazioni. Anche nel senso comune. Sottilmente, spesso con stupefacente mancanza di consapevolezza. Tutto cominciò così, ricorda Primo Levi, con la mutazione manipolata del senso comune. Poi vennero i lager. Dopo (questo lo aggiungo io) nessuno è responsabile.

 

 

 

 Eppure.

 

 

 

 

Eppure, molto di più di queste mie amare, e certamente discutibili considerazioni,  servono le parole di Etty Hillesum, una giovane ebrea morta ad Auschwitz, che il 29 giugno 1942,un anno prima di essere "eliminata", scriveva nel suo diario:

 

 

 

"(...) secondo la radio inglese, dall'aprile dell'anno scorso 700.000 ebrei sono morti, in Germania e nei Paesi occupati. E se continueremo a vivere, queste saranno altrettante ferite che dovremo portare con noi per tutta la vita.

     Eppure, non credo che la vita sia senza senso. (...) In mille campi di concentramento sono già morta mille volte, conosco tutto, non mi ritrovo più angosciata a causa delle nuove notizie. In un modo o nell'altro, conosco già tutto. E comunque, giudico la vita bella e ricca di senso. Minuto per minuto. E fino all'ultimo minuto resterò seduta a questa scrivania e crederò a ogni poesia che leggo".

 

 

 

 

Quando non ebbe più vicino a sé alcuna scrivania ma solo lo scenario atroce del lager, ebbe la straordinaria forza di restare umana in un mondo diventato totalmente disumano. Soccorse il suo prossimo.

 

 

 

 

 

                                                   Sandro Cianci

 

 

 

 

(Il brano di Etty Hillesum sopra citato si trova in "Il bene quotidiano. Breviario degli scritti (1941-1942), Ed. San Paolo, 2014, p.49)

 

 

 

 

 

 

 

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