IL PICCOLO TEATRO DEL ME-TI

Il Piccolo Teatro del Me-ti è una formazione teatrale impegnata da oltre 35 anni in un costante lavoro di ricerca e di creazione nel territorio. La sua attività si esplica, oltre che nell'allestimento di spettacoli, nella produzione di progetti di pedagogia teatrale, direzione di rassegne su teatro e racconto, conduzione di laboratori teatrali e di progetti di ricerca su teatro e didattica. Dal 1995 dirige la rassegna “Il Paese dei Racconti – Teatri del Mediterraneo”.

Il Me-ti ha presentato i propri lavori in varie regioni italiane, all'estero, nonché nell'ambito dirassegne nazionali ed internazionali (Meridione: teatro e territorio - CS; Settimana internazionale di teatro laboratorio - Torre del Greco, NA; La macchina dei sogni - PA; Spoltore Ensemble - Pe; Catignano Polis - Catignano, PE; Anzi Flokfestival - Anzi, PZ; Maggio Festeggiante - TE; Isola dei teatri - SS; Ballade Culturelle au pays de Pierrefort - Francia; Dialetti senza confini - BO; Rassegna nazionale dei Teatri Invisibili - San Benedetto del Tronto, AP; ecc.).


IL CAMMINO......

Gli anziani narratori contadini sono stati, dall'inizio, i poeti del Piccolo Teatro del Me-ti. Il loro retroterra, umano e culturale, ha fornito al Gruppo gran parte del materiale poetico.Con la crisi delle categorie costitutive dell'identità contadina il teatro del Piccolo Teatro del Me-ti è diventato il teatro di una rottura antropologica. Per continuare il viaggio il Gruppo ha preso con sé, tra le altre, alcune cose:1) l'immagine dell'anziano narratore contadino, come figura capace di ricondurre ad unità funzioni che nel teatro, molto spesso, si presentano parcellizzate, divise tra molteplici soggetti;2) la tensione verso un'idea di Attore Narratore, ossia verso un teatro nel quale l'attore non è semplicemente il "centro" ma è il "luogo" che racchiude in sé tutto il teatro;3) l'abitudine a praticare (come contrabbandieri) il confine tra oralità e teatro, ossia l'abitudine agli "spostamenti" che mentre consentono di ritrovare radici aprono nuove vedute. Per esempio quelle delle possibilità "orchestrali" dell'attore solo, di una drammaturgia "egualitaria", della riscrittura del senso del teatro e della nozione di "confine".

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