Oggi che anche gli alberi, il cielo, si sono vestiti d'inverno, è difficile trovare da qualche parte un'energia di luce. I passeri, fermi sui rami ancora poveri dell'olmo, incarnano il giorno muto. E forse questo Paese.

 

Sembra di leggere un romanzo che la Storia ha già raccontato. E' così che devono essere nate le pagine più buie del '900. Con questo rapido quanto inavvertito degradarsi del senso comune, con questo entrare nella "normalità" della coscienza di massa dell'insulto, dell'odio, della paura che si fa guerriera... L'ingiustizia sociale, la precarietà, l'insicurezza partoriscono mostri. Noi dov'eravamo? Quale scuola realizzammo? Quali libri scrivemmo? Quale teatro, e per chi e per cosa, facemmo? Dov'è la classe dirigente di questo Paese, quella vera, quella che si chiama così perché capace di educare le coscienze, formare i cittadini, indicare gli orizzonti comuni, delineare una visione di una nuova società, guidare un popolo a costruire un domani di tutti? Dove sono gli intellettuali che fanno davvero il loro mestiere, dove il giornalismo libero, critico, onesto fino in fondo nello svolgimento del proprio compito?

Donne e uomini coraggiosi, singoli o associati, non mancano invero da nessuna parte, ma sembrano ridotti a minoranze, e le minoranze, sempre, sono gettate nel silenzio.

I passeri, intanto, restano immobili sui rami. Più in alto, implacabile, il cielo freddo. Eppure, nel cammino dell'uomo, nulla è eterno, nemmeno il freddo. Gli Ultimi lo sanno dalla Storia. Ed è questo antico sapere che sostiene, da tempo immemorabile, la loro tenacia.

 

 

                                                       Sandro Cianci