Questi paesi hanno bisogno di ritrovare le persone.

Questi paesi hanno bisogno di ripartire dai gesti accurati ed amorevoli delle vecchie quando ripiegavano una tovaglia lavata ed asciugata,

hanno bisogno di ascoltare i giovani, la loro intelligenza, la loro diversità, il loro bagaglio nomade, la critica, i linguaggi, lo smarrimento, le loro domande di futuro ed i germogli di rivolta,

hanno bisogno di ascoltare i vecchi, le loro parole senza spreco e sature di vita, l’eco dei loro passi nelle trincee della Storia, nell’immancabile posto dei poveri quando c’è da soffrire, i passi che hanno innalzato il nostro oggi,

hanno bisogno di ascoltare le donne, ultime, sole, preziose militanti della vita,

hanno bisogno di scrivere una loro ecologia, dal cielo alla cultura che si respira,

hanno bisogno di poesia, di giustizia e di lavoro, di una poesia che avvicina i cuori perché li tocca, una poesia larga, non da scaffali ma onnipresente nella vita, nei gesti quotidiani, una poesia vissuta, vista, parlata, scritta, ascoltata, letta per le strade, a qualsiasi ora, una poesia da asporto, a portata di mano, sui banchi dei negozi, una poesia incontrata ed amata nelle scuole prima dell’analisi grammaticale, una poesia compagna di strada, che si fa capire, che riesce a dire ciò che non riusciamo a dire, insospettabile risorsa nei deserti dell’esistenza, antidoto al vuoto che scava l’anima: i problemi di un adolescente o l’angoscia di un genitore non si risolvono al supermercato;

Questi paesi hanno bisogno che si parli delle collettività, delle ferite che portano dentro, del loro bruciore e delle loro cause,

hanno bisogno di essere aiutati a compiere una riflessione che coinvolga ed ascolti tutti, una riflessione sui grandi mutamenti piovuti da lontano, non scelti, inafferrabili, che in pochi decenni li hanno investiti rivoltandone radici millenarie;

Questi paesi hanno bisogno di un vero investimento - umano, ideale – in un ampio progetto culturale che inizi con il promuovere ed aiutare un grande racconto collettivo, non degli altri ma di sé, non clandestino ma aperto, pubblico, solare, un racconto per capirsi e capire in profondità quello che è accaduto, premessa indispensabile per costruire un’idea complessiva del domani:

questi paesi hanno bisogno di idee, di ideali condivisi perché discussi e generati insieme, hanno bisogno di un tempo lungo, di strumenti adeguati e di tutte le persone, le esperienze, le competenze, i soggetti singoli, collettivi, istituzionali di buona volontà, per realizzare una grande, indifferibile opera pubblica immateriale.

Forse solo nei paesi è possibile fare tanto.

Questo è ciò che penso e dico con solidale sincerità.

                                                        Sandro Cianci