Ho 16 anni, sono qui, in Libia, dal maggio 2017, sono stato detenuto e torturato per un anno e mezzo.

Non avevo cibo a sufficienza, acqua per lavarmi, ero pieno di infezioni. La mia famiglia ha pagato così tanto i trafficanti sperando che mi liberassero, ma loro non si stancavano di torturarmi. E continuavano, ancora.

Abbiamo visto morire le persone intorno a noi, la mia testa è sempre piena delle immagini delle persone che ho visto morire. La Libia è il nostro inferno, non possiamo andare avanti né indietro, e siamo morti dentro, Ora sentiamo bombe e colpi d’arma da fuoco intorno a noi. Siamo spaventati, per favore, aiutateci”.

Questo è l’appello di un minorenne attualmente rinchiuso in un centro di detenzione libico intorno al quale durante queste ore infuriano gli scontri tra gli eserciti che si contrappongono in quel Paese (Fonte: “L’Espresso”).

Rilancio l’appello. La civile Italia, la civile Europa, l’intero mondo civile non possono accettare tutto questo; non possono accettare nessuna disumanità, nessuna povertà, nessuna ingiustizia in nessuna parte del mondo; hanno il dovere di riconoscere ed abolire il sistema che ne è causa.

Ciascuna e ciascuno di noi può fare qualcosa. Anche solo nel proprio luogo di vita, già dando il proprio contributo per la diffusione di un nuovo senso comune che faccia salvo l'onore umano, già facendo un’onesta riflessione su problemi certamente complessi, certamente epocali ma ormai innegabili e bisognosi di vere, lungimiranti risposte. Chiediamole con decisione. Diciamo “basta”. Restiamo umani.

                                                             Sandro Cianci