E’ il 13 settembre 1931. A Firenze, dove si inaugura il nuovo stadio, si gioca Fiorentina – Admiral Vienna. I giocatori, schierati a metà campo, levano il braccio per il saluto fascista. Tutti tranne uno, un terzino della Fiorentina. Si chiama Bruno, morirà partigiano nel ’44, ammazzato dai tedeschi. Già in quel ‘31 faceva parte del minuscolo popolo del “No”.

 

Appena due anni prima, la stragrande maggioranza degli italiani aveva dato il via libera al fascismo. Matteotti era stato ammazzato, i partiti sciolti, le libertà fondamentali abolite, ed agli italiani era stato chiesto: “Approvate voi la lista dei deputati designati dal Gran Consiglio Nazionale del Fascismo?

Sì”. Il 98,33% aveva risposto “”.

Dall’altra parte il minuscolo popolo del “No”. 11 o 12 cattedratici, per esempio, rifiutarono fedeltà al fascismo.

Quasi nessuno.

Guardando la foto del ‘31, mi è tornata la cara memoria di Giovanni D’Alberto, maestro di Scuola Elementare, poeta, amico. In gioventù schiaffeggiò un gerarca fascista nel mezzo di un’ adunata. Lo salvarono alcuni carabinieri facendogli scudo da una folla inferocita. Finì al confino.

Il minuscolo popolo del “No”. Giovanni.

Da vecchio, ogni tanto, andava anche in chiesa - lui che praticante non era mai stato. Sedeva indietro e fissava le statue oltre l’altare: gli ricordavano i compagni di confino dove aveva imparato il mondo, la società ed i veri meccanismi di comando. Si commuoveva e mi commuovevo anch’io. Il confino. Ciascuno condivideva con gli altri ciò che aveva imparato, studiavano. E per che cosa, porca miseria, per che cosa. Non erano tempi di disperazione?!! Eppure.

Il minuscolo popolo del “No”. Quello condannato a lunghi cammini di solitudine, stando sempre dalla parte “sbagliata”.

Non vorrei essere retorico. So bene che la Resistenza - per chiamare le cose con il loro nome - ebbe anche pagine buie. Non bisogna tacerle, semmai studiarle con maggiore accanimento. La storia è sempre, anche, storia di fragilità oscure, talvolta atroci e contraddittorie come noi che la facciamo.

Ma poi bisogna capire dove, in buona sostanza, va a parare. E non è la stessa cosa. Qui parliamo di uomini e donne che anteposero i comportamenti alle parole indossando fino in fondo la loro debolezza. Tutta l’umanità.

Non è poco. Gli dobbiamo l’onore dell’Italia.

                                                

                                                                                          Sandro Cianci

(Da: “Vita segreta della casseruola”, inedito)