Care Amiche, Cari Amici,

 

Non mi piace scrivere in pubblico di cose che considero molto personali. Ma poiché per tutta la vita la mia attività è stata pubblica, sento che per onestà devo dire anche ciò che segue.

 

Di tanto in tanto, circostanze diverse ridestano in me uno stuolo di domande antiche sullo “scrivere”, modestissimo, che da sempre mi accompagna (il teatro non è che un raddoppiamento). Le pronuncio, dunque, senza filtro e ad alta voce.

Vorrei che le parole fossero una cosa umile.

Tentate dalla Bellezza, a volte muoiono di menzogna.

Chi sono io per scrivere, per salire su di un podio e chiedere che mi si ascolti? (Così lo scrivere mi appare).

Dall’incontro con l’altro nasce il senso. Ma chi è l’altro al quale parlo? Di che vive? Con quali parole, con quali fatiche, con quali digiuni e sogni tira in lungo la sua vita?

Vorrei parlare a chi vive nel bisogno. Allora forse tacerei.

O imparerei a stare a fianco di quel che mi direbbero.

E dove dire, poi? Sui libri? E quanto a chi non li frequenta?

O in una sala, in un luogo “deputato”? Ovunque tranne in ciò che è separato. Distinguendosi mi distingue.

Con quali parole? Con quelle battezzate nel cuore di una madre.

Beati i miti.

Beati i vinti.

Beati coloro che non hanno bisogno di parole.

Ad un’anziana dottoressa – scrittrice nel tempo libero - raccontai un fatto in un ospedale di Milano.

“Ora spero che mi citerà nel prossimo suo libro, conclusi, così avrò il mio pezzetto di celebrità”.

“Ma io non devo pubblicare niente – rispose divertita -, io scrivo per il piacere”.

Era sincera. Ed io amo queste persone.

Credo (solo) nella poesia che s’incammina per le strade e parla la lingua povera universale. Lingua che bussa sorridendo e saluta con la mano. Salve, io non sono niente. E siede a fianco, sugli usci o sui gradini a chiacchierare. Scherzoncella, seria, domandando che si fa e come va il mondo. Talvolta riflettendo sui grandi misteri dell’esistenza. Leggera, grave, com’è per tutti noi la vita.

Poesia che spegne ad una ad una le sue parole. Fino a quando l’ultima, crepitando, illumina persone di GIUSTIZIA.

“Beati i miti,

perché avranno in eredità la terra”.

                                                                                                      Sandro Cianci