Il barcone si era rovesciato. Avevo fatto in tempo ad afferrare il bambino di otto mesi e lo tenevo in qualche modo con un braccio cercando con l’altro di restare a galla.

Il piccolo si aggrappava come poteva, si era avvinghiato alla mia maglietta. Ad un certo punto…

 

… Ad un certo punto vidi qualcosa che galleggiava poco distante, forse un pezzo di legno, un pezzo del barcone. Pensai che avrei potuto mettervi il piccolo sopra e farlo navigare…Non so, era la prima volta che vedevo il mare…mi pareva una soluzione…

Fu un istante: un’intera onda, dopo essersi impennata, si rovesciò con tutto il peso sulla mia faccia. Liberai l’altro braccio, così, d’istinto. Il bambino allora colò a picco. Ecco, sì…colò a picco… L’ho detto: avevo agito per istinto, a volte non c’è nemmeno il tempo di pensare…

L’istante dopo lanciai il braccio dentro il mare, mi misi a frugare, alla cieca, non sapendo più neanche io perché. Ma la resistenza dell’acqua frenava i miei gesti.

Nella vita per certe cose basta poco, poi non c’è più verso. Neanche avendo l’eternità. Anzi, è proprio questa l’eternità: tutto il tempo che ti resta.

Ora, perdonatemi, non vorrei più parlare…”.

Mediterraneo, Italia, Ottobre 2019

                                                                                                                          Sandro Cianci

(Racconto immaginario di un fatto realmente accaduto, alcuni giorni fa, nel corso di un naufragio di decine di migranti)