E che fa il Me-ti?

 

La Bottega “La Comune”, alla quale ho da poco dato vita, ha iniziato a lavorare con una serie di incontri di teatro e di ricerca per trovare il punto di massima coincidenza tra umano ed umanissimo artificio del teatro.

So già che è un punto di massima “com-mozione”. Ma qual è il segreto? Com’è che tutti insieme ci si com-muove di fronte ad una palese finzione che pure ha carne ed ossa e scivola dentro di noi come una stupefacente essenza di realtà concentrata e vera?

Nella ricerca cerchiamo appigli, ed invece abbiamo appunti fuori luogo e segretamente in tema:

Un bambino non interrompe mai la corrente…La vita scorre in lui…non occorre indurlo a recitare. Non recita, è l’immagine della vita che scorre…quando il bambino non recita, quando è solo ciò che guardiamo, allora siamo a contatto con qualcosa di molto prezioso – l’immagine della vita che scorre” (Peter Brook).

E Schiller:

Perché ci sia spontaneità è necessario che la natura riporti la vittoria sull’arte”.

Non si tratta di tornare indietro ma di scavalcare le nevrosi del nostro tempo, divisi in due, quattro o mille pezzi. Alzi la mano chi si chiama fuori.

Ricerca, allora, a partire da ciò che siamo. Non di nuove teorie ma di forme nuove del lavoro scenico. Per un teatro umano, oltre la società del calcolo, del dominio e dell’onnipotenza.

Sono parole vaghe e lontane, dette pur di aggiornarvi sui cantieri silenziosi. Poi, si sa, nel teatro le parole senza corpo valgono poco o anche niente. Ma noi cerchiamo un teatro. Nuovo, aurorale, bruciante. Capace e forte nel rivelare i cuori. Semplice, con dentro il mistero inattingibile della vita.

Noi o coloro che interpreteranno dopo.                                        

                                                                                                          Sandro Cianci